Fenegrò, mercoledì 16 ottobre 2019
Goldman Sachs è una potente e temuta banca d’affari statunitense.
Laddove Fenegroe.it è un piccolo sito di informazioni dedicato a una realtà provinciale, ho previsto di dotarlo di una sezione dedicata all’economia, agli affari e alla finanza. Locali, nazionali e – perché no? anche internazionali. Da pubblicare quando ne ho il tempo…
Mi sembra appropriato che la prima notizia relativa alla categoria “Economia e Finanza” sia appannaggio di una delle istituzioni finanziarie più importanti. Per esempio: Mario Draghi, l’italiano al momento alla guida della Banca Centrale Europea, fu un vicepresidente e direttore esecutivo di Goldman Sachs tra il 2002 e il 2005. Mark Carney, già presidente della Banca centrale del Canada, ora presidende della Banca d’Inghilterra, lavorò per 13 anni alla Goldman Sachs. Ancora, Malcolm Turnbull, un ex banchiere di Goldman Sachs, divenne il Primo Ministro australiano nel 2015. La lista di persone potenti, che hanno lavorato con questa banca d’affari, è molto lunga. Un interessante elenco (in lingua inglese) è qui: 26 Goldman Sachs Alumni Who Run the World (GS).
Goldman Sachs si è disfatta in silenzio di una parte delle proprie azioni WeWork, mentre contemporaneamente i suoi banchieri d’investimento promuovevano l’azienda assegnandole un valore superiore ai 60 miliardi di dollari.
Goldman Sachs ha venduto una parte della propria partecipazione azionaria in WeWork anche mentre tale banca d’affari stava promuovendo l’azienda di lavoro condiviso in seguito a un mandato molto lucrativo tendente a quotare l’azienda in Borsa.
La banca si è disfatta delle azioni in due occasioni, quando il gigante degli investimenti SoftBank ha dato ai propri dipendenti e agli investitori della prima ora una possibilità di vendere le proprie quote – così afferma una persona che sostiene di avere conoscenza dell’agire di Goldman Sachs.
La banca ha attribuito un valore “molto più modesto” dei 47 miliardi (di dollari) attribuiti precedentemente quest’anno, o dell’intervallo di valori compreso tra i 61 e i 96 miliardi (di dollari), cifra che i banchieri d’affari avevano prospettato alla dirigenza di WeWork come incassabile in un’offerta pubblica di vendita al pubblico dei piccoli azionisti.
Goldman Sachs, una delle principali banche incaricate della ora interrotta offerta pubblica di vendita, che avrebbe dovuto svolgersi lo scorso mese, ha venduto la propria quota nell’azienda di lavoro condiviso proprio mentre si stava avvicinando l’offerta pubblica di vendita, secondo una persona al corrente delle azioni della banca di Wall Street.
Questo significa che – mentre Goldman Sachs propagandava i propri servigi a WeWork e chiedeva agli investitori di comprare le nuove azioni emesse al pubblico nella società da poco valutata 47 miliardi di dollari, la banca stava riducendo la propria esposizione.
Vendere una quota di un’azienda può essere una mossa prudente per ridurre il rischio, oppure può essere una spia del fatto che la dirigenza della banca è diventata pessimista sul futuro dell’azienda stessa.
Fonte: Business Insider













