Fenegrò, sabato 2 maggio 2020.
Lo stato dell’arte in merito ai rimedi contro l’infezione da Covid-19, a grandi linee, a oggi, è il seguente:
1 – farmaci (per chi ha contratto l’infezione);
2 – anticorpi (per chi ha contratto l’infezione);
3 – vaccino (per evitare di contrarre l’infezione).
1 – Farmaci.
Sul fronte dei farmaci siamo in alto mare.
L’idrossiclorochina, altrimenti conosciuta con il nome commerciale Plaquenil, che sembrava potesse essere interessante, alla prova dei fatti ha dimostrato di aumentare la mortalità di chi l’ha assunta, rispetto a chi non l’ha presa. Si tratta infatti di un farmaco che ha effetti collaterali rilevanti a carico del cuore, per cui si è visto che contro il virus Covid-19 non serve a nulla, e che a causa degli effetti collaterali ha mandato un po’ di gente all’altro mondo.
Il Redemsivir, farmaco antivirale sviluppato dall’azienda farmaceutica statunitense Gilead, che in uno studio clinico recentissimo ha mostrato un qualche effetto, è già stato approvato dall’americana FDA, più o meno l’equivalente della nostra Agenzia per il farmaco, all’uso contro il virus. Le Borse valori mondiali hanno festeggiato con importanti rialzi dei corsi quando sono stati pubblicati i risultati dello studio clinico. Peccato che, se si analizzano i dati con cura, si vede chiaramente che anche questo farmaco serve a ben poco.
Eparine. Le eparine, al plurale, sono una famiglia di farmaci che si somigliano tra loro, sono farmaci anticoagulanti, non sono quindi antivirali. Vengono somministrate perché i medici in corsia hanno notato che molte morti da Covid-19 sono causate dall’accumulo di micro trombi qua e là in tutto il corpo. Questi micro trombi danneggiano tutti gli organi in cui si formano: polmoni, reni, cuore… Quindi per prevenire la formazione di trombi, si somministra l’antitrombotico. Siccome l’antitrombotico non è antivirale, non è una cura. In effetti la mortalità sembra calare, ma poco, purtroppo.
Tocilizumab. È un farmaco, un anticorpo artificiale, prodotto dalla multinazionale svizzera Roche. Questo farmaco è usato contro l’artrite reumatoide e contro l’artrite idiopatica giovanile sistemica. È usato anche in oncologia, per via del fatto che alcune terapie antitumorali scatenano una reazione del corpo cosi potente, che va arginata. Viene arginata proprio con il tocilizumab, che ha un effetto immunosoppressore. Siccome si è osservato che il virus Covid-19 in molti pazienti scatena una potentissima reazione infiammatoria, e che è la reazione infiammatoria incontrollata che porta alla morte, alcuni medici hanno iniziato a somministrare il tocilizumab, con buoni risultati. Anche in questo caso, si salvano delle vite, la mortalità cala, tuttavia non molto.
Per quanto riguarda i farmaci, in linea di massima, questo è quanto. Ci sono studi in corso che riguardano l’uso della nicotina, degli antiacidi gastrici della famiglia dei prazoli, della famotidina – un vecchio farmaco antistaminico usato anche questo come antiacido gastrico – e presumibilmente molte altre molecole, tuttavia gli studi sono in corso e fin tanto che non ci saranno risultati, di più non è possibile dire.
2 – Anticorpi.
Oggi pomeriggio e poi stasera hanno fatto notizia messaggi rimbalzati su WhatsApp e (mi dicono, io non li ho visti) servizi televisivi sulle emittenti nazionali.
L’uso di anticorpi, prelevati da persone guarite, filtrati dal plasma e iniettati nei corpi dei malati, non è nuovo. Il problema nell’uso di questo sistema è che da una persona guarita si può prendere solo una certa quantità di plasma in un dato intervallo di tempo, altrimenti, perdonatemi l’umorismo macabro, facciamo guarire una persona dal Covid-19 per farla morire dissanguata (deplasmata per la precisione).
Se la disponibilità di anticorpi umani, naturali, è limitata per forza di cose, non si può dire lo stesso di quelli artificiali.
L’azienda farmaceutica statunitense Regeneron sta sperimentando questa via. I suoi ricercatori hanno isolato in laboratorio gli anticorpi umani che i pazienti guariti hanno sviluppato contro il Covid-19. Vuole individuare i due più potenti e riprodurli artificialmente in fabbrica. Questo approccio – che mi risulta è tentato esclusivamente da Regeneron – consentirebbe di avere un efficace trattamento anti Covid-19. Ti infetti? Ecco la fialetta da iniettare (con dentro gli anticorpi). La ricerca è in corso e non è detto che avrà successo. Si potrebbe avere il prodotto in commercio, a milioni di dosi, entro la fine del 2020 se tutto va bene.
3 – Vaccini.
Al momento in cui scrivo, ci sono circa (un po’ più di) venti aziende farmaceutiche, in tutto il mondo, che stanno cercando un vaccino contro il Covid-19. Il vaccino, in quanto di uso preventivo rispetto all’infezione, sarebbe certamente l’arma decisiva.
Vanno precisate due cose: la prima è che non è detto che un vaccino che funzioni sarà sviluppato. Per dire, il virus dell’AIDS gira per il mondo da quarant’anni: da altrettanti si cerca un vaccino, che non è ancora stato trovato. La seconda è che la tempistica intorno ai due anni, che viene indicata quando si parla del tempo necessario a sviluppare un vaccino e a metterlo in vendita, riguarda soprattutto gli ostacoli normativi posti a garanzia di sicurezza ed efficacia del vaccino.
Per quanto riguarda il vaccino contro il Covid-19, almeno a proposito di quello sviluppato in Italia, noi sappiamo già – perché sappiamo quale strada scientifica è stata seguita, a proposito della quale vi riferisco più in basso – sappiamo già dicevo che il vaccino è sicuro, cioè non dà effetti nocivi a chi lo riceve.
Le due aziende farmaceutiche più avanti nello sviluppo del vaccino sono due: la statunitense Moderna (si chiama proprio così) e l’italiana Irbm fondata nel 2009 a Pomezia, in provincia di Roma, specializzata nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. È proprio in questi laboratori che i ricercatori hanno messo a punto il vaccino italiano anti-ebola, il cui brevetto è stato acquistato nel 2013 dalla società britannica Gsk.
Il motivo per cui sappiamo che questo vaccino è sicuro è il seguente: è stato innestato un frammento di coronavirus Covid-19, quello che il corpo umano dovrà riconoscere e contro cui dovrà sviluppare gli anticorpi, in un virus completamente diverso, innocuo. E’ impossibile che il virus ospite diventi “cattivo” a causa dell’innesto di un solo piccolo frammento di Covid-19. Quindi dal punto di vista della sicurezza, del sapere che il vaccino non sarà in grado di causare la malattia, siamo già certi in partenza. Questo fatto consentirà alle autorità di permettere che lo sviluppo del vaccino possa evitare di far trascorrere il tempo necessario a verificarne la sicurezza, come detto. Sono mesi e mesi risparmiati.
Il vaccino sviluppato dalla Irbm, in collaborazione con l’università britannica di Oxford, è già in sperimentazione sull’uomo. È stato iniettato in 510 volontari. Sappiamo che i test sono iniziati da giorni. È prematuro fare qualunque considerazione: bisogna aspettare le prove scientifiche, che arriveranno a settembre. Poi, nel giro di pochi mesi, potremo avere le prime dosi.













