Molti conoscevano Ernesto Guffanti (qui il ricordo, che gli dedicammo dopo che ci lasciò per sempre), professore alle scuole medie, scenografo, artista grafico, collezionista un po’ di tutto, con una predilezione per le opere incise: acqueforti, xilografie, sia libere che in forma di ex libris.
La sua casa di Lurago Marinone, un edificio su sei livelli sfalsati, sei mezzi piani (non avevo mai visto prima, e non ho più visto dopo, una casa costruita così), nel centro del paese, dotata di un ampio giardino, pieno di gatti, era aperta al sole e agli amici.
Conobbi il Gufo, come era soprannominato, quando già era in pensione. Lo si andava a trovare per una semplice chiacchierata, si veniva sempre via con qualche aneddoto; talvolta con qualche ex libris, omaggiato naturalmente. In occasione dei miei diciotto anni, mi regalò la prima iscrizione all’AIE, Associazione Italiana Ex Libris.
Lo si andava a trovare per chiedere consiglio su argomenti artistici o scolastici (fu professore – a quelle che allora venivano chiamate Scuole Medie – di Educazione artistica, come sua moglie Maria Luisa Negri, da tutti chiamata Nani). Negli ultimi anni, qualcuno più giovane lo andava a trovare semplicemente per tenergli compagnia, mentre qualche coetaneo lo andava a trovare per tenersi compagnia.
Poteva capitare di ritrovarsi nel suo studio, al primo piano, orientato a sud est, in compagnia di qualche altro ospite, spesso persona già conosciuta, altrimenti subito si scambiavano le presentazioni. La comune conoscenza del Gufo non aveva bisogno di spiegazioni.
Entrando nello studio, situata esattamente di fronte all’ingresso,
appoggiata alla parete opposta, c’era una larga cassettiera metallica.
Alcuni cassetti contenevano strumenti di lavoro grafico: pennini, punte,
bulini, carta, inchiostri, righe, righelli, squadre, matite nere e
colorate, penne, pennelli, gomme, temperini, colla, nastro adesivo…
In
altri cassetti, so da testimonianze (io non li ho mai visti aperti),
c’erano stampe di particolare pregio e/o valore sia artistico che
monetario.
So che alcune cose le diceva e le mostrava a pochi (io ero
tra questi), altre a pochissimi (non ho fatto in tempo a entrare
nell’ultimo cerchio).
Di questa cassettiera, in cui astutamente erano mescolati oggetti poveri e oggetti preziosi, ogni cassetto aveva un nome. Non mi è mai sovvenuto di trascrivere tali nomi. Ormai è fatta. Tuttavia ne ricordo tre:
- Aspetto ma non cerco fortuna
- Il denaro è un buon servo ma un cattivo padrone
- Il silenzio è bufera
In particolare, “Il silenzio è bufera” era scritto tre volte, ogni volta in caratteri più grandi. Più o meno così:
IL SILENZIO E’ BUFERA
IL SILENZIO E’ BUFERA
IL SILENZIO E’ BUFERA
Caro Gufo, oggi splende il sole e non c’è vento. Aspetto, ma non cerco fortuna.













