
Como, mercoledì 27 novembre 2019.
Anche ieri, martedì 26 novembre, come ormai ogni giorno, ai giardini a lago c’era un presidio di Polizia. C’era almeno un cane poliziotto antidroga; spesso ne vedo due, portati da un furgone della Guardia di Finanza, che ieri non ho visto.
I giardini a lago, a Como, sono ormai diventati sinonimo di mercato della droga. C’è sempre qualcuno che la cerca, e c’è spesso qualcuno che la vende. Le “sentinelle” ci sono sempre. Stranieri apparentemente sfaccendati ciondolano qua e là, oppure siedono sull’erba o sul parapetto che divide dal lago, ascoltano musica con le cuffie, parlano tra loro. Appena le auto delle forze dell’ordine se ne vanno, spuntano i corrieri con la “merce”.
I potenziali clienti non mancano mai. Qualcuno è riconoscibile dallo sguardo perso nel vuoto, qualcun altro invece non diresti che assume stupefacenti: ieri per esempio son passato vicino alle pattuglie e ho visto l’identificazione di una coppia di ragazzi adolescenti, coppia nel senso di ragazzo e ragazza, tutti e due dal viso acqua e sapone, eppure, mentre un poliziotto li identificava e trasmetteva i dati in centrale, un collega gli contestava il possesso di un sacchettino colorato, blu, a rete, contenente (presumo) marijuana.
La zona dei giardini è frequentata da qualche proprietario di cane al passeggio, qualcuno lascia il cane libero, qualcun altro usa guinzaglio non regolamentare, mi piacerebbe sapere se vengono erogate multe a questi irresponsabili; c’è qualcuno che corre, chi – come me – è lì per passeggiare in pace in questo luogo sempre incantevole – automobilisti in cerca di un parcheggio… mamme con bambini no. Una volta c’erano, lo ricordo bene, ma da quando lo spaccio è diventato incessante, ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, sono praticamente spariti. È troppo pericoloso fermarsi qui a giocare.
Gli spacciatori sono africani, quasi sempre del Gambia, o del Ghana. Il rifornimento di manodopera, che avviene tramite barconi, è costante. Preso uno e messo in galera o rimpatriato, ce ne sono subito due pronti a prenderne il posto.












