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Recensione libro: “Il Signore delle Mosche”, di William Golding

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"Il Signore delle Mosche", di William Golding (copertina)
"Il Signore delle Mosche", di William Golding (copertina)

L’idea alla base di questo romanzo di formazione parte da un precedente curioso: un esperimento dell’autore, premio Nobel nel 1983, nel periodo in cui era insegnante nella zona di Salisbury.

La storia descrive una vera e propria iniziazione alla vita adulta di un gruppo di ragazzi inglesi, finiti su un’isola dopo essere scampati ad un atterraggio sventurato.

Il racconto si carica di significati simbolici e insieme estremamente reali sulla condizione umana, impersonati dai protagonisti: Ralph e Jack. Il primo, rappresentazione del vivere civile e in un certo senso del bene, cerca di assumersi la responsabilità del gruppo entrando ben presto in conflitto con il secondo, personificazione dell’atavica e ancestrale attrazione dell’uomo verso la competizione, la guerra, il male.

E il titolo stesso del romanzo è metafora del Male, inteso come supremo, con l’iniziale maiuscola perché si riferisce a Satana.

Nella lotta per la sopravvivenza, senza cibo né altro genere di conforto, i due si scontreranno e saranno costretti a diventare uomini malgrado siano solo ragazzi.

La conchiglia, simbolo della dignità, o la saggezza di Piggy, personaggio solo apparentemente secondario, non serviranno a frenare l’impeto del gruppo che, trasformatosi in una selvaggia tribù capitanata da Jack, arriverà a non comprendere più il confine tra bene e male.

E tra le altre cose, questo romanzo ci insegna una volta di più che si ha veramente paura solo di ciò che non si conosce.

“‘Io ho continuato’ disse Jack. ‘Li ho lasciati andare. Io dovevo continuare. Io…’
Cercava di far capire il bisogno che aveva d’inseguire e di uccidere, un bisogno irresistibile’”.

“Mentre diceva questo, Jack si raddrizzò con il coltello insanguinato in mano. I due ragazzi erano uno di fronte all’altro e si guardavano.
Da una parte c’era il mondo brillante della caccia, della tattica, dei giochi feroci e pieni di destrezza; dall’altra il mondo del senso comune, con le sue aspirazioni e le sue delusioni.
Jack si passò il coltello dalla destra alla sinistra, e nel buttarsi indietro i capelli appiccicati si sporcò di sangue la fronte”.

“Il silenzio accettò il dono e li impaurì.
La testa rimase lì, con gli occhi velati, con una specie di ghigno, con il sangue che diventava nero tra i denti.
Tutto d’un tratto si misero a correre, più in fretta che potevano, per la foresta, verso la spiaggia aperta”.

“Si levarono di nuovo i boati di scherno, e cessarono quando Piggy sollevò la bianca, la magica conchiglia.
‘Che cosa è meglio: essere una banda di negri dipinti come voi, o essere ragionevoli come Ralph?’
Tra i selvaggi si sollevò un gran clamore.
Piggy gridò di nuovo:
‘Che cosa è meglio: avere delle leggi e andare d’accordo, o andare a caccia
e uccidere?’
Di nuovo il clamore, e di nuovo il sibilo di un sasso.
Ralph gridò con tutte le sue forze, per superare il clamore:
‘Che cosa è meglio: la legge e la salvezza o la caccia e la barbarie?’”


Dettagli prodotto
Titolo: Il Signore delle Mosche
Autore: William Golding
Copertina flessibile
Pagine: 277
Editore: Mondadori (16 maggio 2017)
Collana: Oscar moderni
Lingua: italiano
ISBN-10: 880467685X
ISBN-13: 978-8804676850


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