Fenegrò, venerdì 29 maggio 2020.
Spunta il nome di un uomo di Fenegrò nell’inchiesta della Procura antimafia di Torino che, mercoledì, ha portato a numerosi arresti.
Mercoledì mattina, in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia, i Carabinieri del Noe hanno dato esecuzione a un’ ordinanza di misura cautelare nei confronti di sedici persone (sei in carcere, tre agli arresti domiciliari e sette con obbligo di firma) ritenute responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti in concorso e realizzazione di discariche abusive ubicate in Piemonte, Lombardia e Veneto. Tra coloro che sono stati sottoposti a obbligo di firma anche Gerardo Della Valle, classe 1954, residente a Mar callo e gestore della discarica abusiva di Cerrione (Biella). I sei finiti in carcere sono Claudio Tommasi di Soriso (Novara), Lorenzo Lupo di Gargallo (Novara), Sergio Cova di Laveno Mombello (Varese), Giuseppe Pesce di Rosarno (Reggio Calabria), Giovanni Caridi di Mediglia e Antonino Napoli di Rubiera (Reggio Emilia). Ai domiciliari Massimiliano Vezzalini di Modena, Matteo Molinari di Busto Arsizio e Daniele Frustillo sempre di Busto. Obbligo di firma, oltre che per Della Valle, per [richiesta di cancellazione del nome per diritto all’oblio] di Fenegrò (Como), Domenico Aquilino di Fiorano Modenese (Modena), Quirino Lanzafame di Catania, Maurizio Assanelli di Pagazzano (Bergamo), Cesar Avila di Sanremo (Imperia) e Walter Caracundo di Trezzano Rosa.
Nel corso delle indagini sono stati sequestrati nove capannoni industriali riconducibili ad aziende operanti nel campo del trattamento dei rifiuti unitamente a vari automezzi – anche appartenenti a società di trasporto – utilizzati nelle attività criminali, per un importo complessivo di circa 3 milioni di euro. Le attività investigative sono state condotte dal Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Milano e coordinate dalla Dda di Torino e hanno consentito di individuare un gruppo criminale operante nel campo del trattamento e trasporto dei rifiuti, dedito alla gestione e smaltimento illecito di ingenti quantitativi, costituiti da rifiuti indifferenziati urbani e speciali.
Secondo l’accusa, [richiesta di cancellazione del nome per diritto all’oblio] avrebbe ricoperto il ruolo di socio occulto della Tommasi srl, la società piemontese che avrebbe utilizzato i capannoni dell’ex azienda dismessa di via Provinciale in una discarica abusiva.
Per la spazzatura ammassata a Oltrona, i carabinieri del Noe e la Dda di Torino accusano, oltre ad [richiesta di cancellazione del nome per diritto all’oblio], anche Claudio Tommasi, amministratore di fatto della società che aveva le autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti, e Roberta Marone, sua convivente entrambi residenti nella provincia di Novara.
La Tommasi srl aveva autorizzazioni in regola per lo smaltimento dei rifiuti, ma per ottenere un maggior numero di commesse e, soprattutto, per evitare costi eccessivi, gestiva un numero decisamente sovrastimato di trasporti, dovendo quindi cercare di volta in volta luogo illegali dove smaltire il materiale.
Le attività investigative “hanno consentito di individuare l’esistenza di un gruppo criminale operante nel campo del trattamento e trasporto dei rifiuti, dedito alla gestione e smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti, costituiti da rifiuti indifferenziati urbani e speciali provenienti prevalentemente – su diversi canali – da varie regioni del Nord Italia, attraverso lo stoccaggio ed il successivo abbandono in capannoni industriali dismessi, dando luogo, in tal modo, alla creazione di numerose discariche abusive, localizzate e sequestrate nelle località di Sale (Alessandria), Breda Di Piave (Treviso), Oltrona San Mamette (Como), Ossona e Pregnana Milanese (Milano), Cerrione (Biella), San Pietro Mosezzo, Romentino, Caltignaga e Momo, in provincia di Novara”.
Le indagini hanno avuto origine da un monitoraggio condotto sul fenomeno degli incendi ai danni degli impianti formalmente autorizzati alla gestione dei rifiuti e di diversi capannoni industriali adibiti a discariche abusive, avviato nel marzo 2018.
Le attività illecite si realizzavano principalmente attraverso un flusso articolato di rifiuti reso possibile attraverso il compimento di due operazioni illegali: attraverso i trasbordi o l’uso di ‘giro bolla’. Nel primo caso i rifiuti in entrata negli impianti venivano scaricati dagli automezzi per alcune ore, venivano ri-caricati su un altro automezzo (gli indagati la chiamavano ‘navetta’) e smaltiti abusivamente presso i capannoni industriali prescelti. Nel secondo caso, invece, veniva rilasciato un documento di trasporto che attestava formalmente il trasferimento di materiale ottenuto da operazioni (fittizie) di recupero o riciclaggio.













